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Premessa
A partire dagli anni ‘90, la presenza femminile nel mondo imprenditoriale del nostro Paese è cresciuta e in continuo aumento. I motivi di tale crescita sono riconducibili ad alcuni fattori, tra cui ricordiamo:
- le maggiori difficoltà di inserimento della componente femminile nel mercato del lavoro;
- il forte sviluppo fatto registrare dai servizi del terziario avanzato e dal non-profit, settori dove le capacità relazionali e organizzative delle donne trovano una maggiore valorizzazione;
- la “crisi” del modello familiare basato sul solo reddito maschile: oggi, infatti, per una famiglia è praticamente impossibile vivere con un solo stipendio.
Ecco che allora, tra le varie scelte professionali, quella di diventare imprenditrice non è solo un’alternativa messa in pratica da un numero sempre maggiore di donne, ma è anche una scelta auspicabile in un contesto in cui l’imprenditorialità viene sempre più considerata come fattore di sviluppo dell’economia nel suo complesso. È però vero che l’entità della presenza femminile in ambito imprenditoriale risulta ancora debole e per migliorare questa situazione sono state promosse, sia dall’Unione Europea, che vede nella partecipazione delle donne alle attività economiche una variabile chiave per uno sviluppo più equilibrato dell’occupazione e del sistema economico generale, sia dai diversi Stati, una serie di “azioni positive” e di iniziative legislative specifiche ampliate poi a livello regionale e/o locale.
Dati statistici nazionali e regionali sull’imprenditoria femminile
Se analizziamo i dati numerici, negli ultimi anni, l’imprenditoria femminile è cresciuta a livello nazionale nonostante i venti di crisi: tra giugno 2008 e giugno 2009 le imprese guidate da donne o con forte presenza femminile (circa un quarto del totale delle imprese italiane) hanno continuato a crescere, raggiungendo così il totale di 1.446.543 unità (imprese registrate presso le Camere di Commercio), corrispondente ad una variazione dello stock dell’1,5% a fronte di una sostanziale stabilità dello stock complessivo delle imprese italiane (diminuito dello 0,2% nel periodo).
La crescita delle imprese femminili è avvenuta nel segno della maturità imprenditoriale: nei 12 mesi analizzati, infatti, a fronte delle quasi 7.500 iniziative individuali in meno, si sono registrate circa 29mila nuove società di capitali che, praticamente da sole, hanno determinato il saldo positivo del periodo. In evoluzione anche il profilo settoriale in cui scelgono di operare le donne imprenditrici: alla continua riduzione del loro numero in agricoltura (oltre 4mila in meno tra giugno 2008 e giugno 2009), corrisponde un aumento altrettanto consistente nel settore dei servizi alle imprese (servizi immobiliari, attività professionali, informatica): 15mila imprese in più, il 70,2% di tutto il saldo dei 12 mesi. Seguono il settore delle costruzioni (5.971 unità in più) e quello della ristorazione e della ricettività (+4.849). In positivo anche il più tradizionale settore dei servizi alla persona, nel quale vengono considerate – sempre tra le altre – le attività legate al benessere e alla cura della persona, allo sport, allo spettacolo, ai servizi di pulizia (+4.322 imprese). È in questo macro-aggregato, peraltro, che si registra il tasso di femminilizzazione più alto tra tutti i settori della nostra economia: il 46,4%, poco meno di un’impresa ogni 2. La presenza di imprese femminili è superiore al 40% anche nella sanità (41,4%), mentre sopra il 30% si collocano gli alberghi e ristoranti (32,8%) e l’istruzione (32%).
La regione che ha contribuito di più al bilancio positivo è la Lombardia, dove si concentra il 28,5% di tutto il saldo, seguita da Lazio e Toscana (rispettivamente con 4.747 e 2.242 imprese in più). Dal bilancio positivo restano escluse soltanto 5 regioni su 20 (Basilicata, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Molise e Valle D’Aosta). Al Centro (oltre 8mila imprese in più, pari a una crescita del 2,7% su base annuale) l’incremento più consistente. Significativo il contributo dell’imprenditoria immigrata al risultato positivo: quasi il 15% di tutto il saldo si deve infatti alle imprese individuali aperte da donne giunte da Paesi al di fuori dell’Unione Europea (3.173 in più nel periodo considerato).
Se ci si sposta a livello regionale, 1 impresa su 5 risulta gestita da donne: infatti in Lombardia le imprese femminili rappresentano il 21% del totale delle imprese registrate (valore a giugno 2009).
Il quadro imprenditoriale bergamasco e l’imprenditoria femminile
Per quanto riguarda il territorio orobico, osservando la situazione dell’imprenditoria bergamasca nel suo complesso, al 30/06/2009 erano 93.902 le imprese registrate e 85.906 quelle attive. Tenendo presente la situazione di recessione generale dell’economia, che nell’ultimo anno ha portato molte aziende sia italiane sia bergamasche a chiudere i battenti, se si confrontano questi dati con quelli relativi al 2° trimestre del 2008 emerge un quadro di lieve crescita sul fronte sia delle imprese registrate (+286 unità) sia di quelle attive (+271 unità). Considerando il totale delle imprese attive a Bergamo a fine marzo 2009 e prendendo come indicatore la forma giuridica scelta dalle aziende, emerge come la ditta individuale sia ancora la forma giuridica preferita dagli imprenditori bergamaschi (47.830 imprese), seguita dalla società di capitali (20.190 unità), dalla società di persone (15.884 aziende) e dalle altre forme possibili (1.634 unità).
Il seguente grafico mostra la suddivisione percentuale delle imprese bergamasche relativamente alla forma giuridica adottata.

Per quanto riguarda i settori prevalenti di attività, sul totale delle imprese attive Bergamo si dimostra particolarmente dinamica nel settore delle costruzioni (19.754 aziende), del commercio all’ingrosso e al dettaglio di beni destinata alla persona e alla casa (19.530 unità), delle attività manifatturiere (13.390 unità) e delle attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca (13.064 imprese).
La seguente tabella mostra nel dettaglio la suddivisione delle imprese (registrate e attive) per settore di attività.
Provincia di Bergamo. Sedi di imprese registrate e attive per settore di attività -
Dati al 31/03/2009
|
Registrate |
Attive |
A Agricoltura, caccia e silvicoltura |
5.505 |
5.477 |
B Pesca, piscicoltura e servizi connessi |
5 |
4 |
C Estrazione di minerali |
70 |
63 |
D Attivita' manifatturiere |
14.280 |
13.390 |
E Prod.e distrib.energ.elettr.,gas e acqua |
96 |
94 |
F Costruzioni |
20.501 |
19.754 |
G Comm.ingr.e dett.-rip.beni pers.e per la casa |
20.298 |
19.530 |
H Alberghi e ristoranti |
4.513 |
4.211 |
I Trasporti,magazzinaggio e comunicaz. |
2.856 |
2.707 |
J Intermediaz.monetaria e finanziaria |
1.986 |
1.930 |
K Attiv.immob.,noleggio,informat.,ricerca |
13.822 |
13.064 |
L Pubbl.amm.e difesa;assic.sociale obbligatoria |
1 |
1 |
M Istruzione |
251 |
239 |
N Sanita' e altri servizi sociali |
429 |
413 |
O Altri servizi pubblici,sociali e personali |
4.264 |
4.159 |
P Serv.domestici presso famiglie e conv. |
0 |
0 |
Il grafico evidenzia i principali settori di attività in cui operano le aziende bergamasche e le relative percentuali sul totale.

Puntando poi l’attenzione sulle imprese femminili, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere, nel primo semestre 2009 Bergamo è risultata la quinta provincia italiana per tasso di crescita delle imprese guidate da donne: le aziende femminili sono infatti aumentate, nel periodo giugno 2008-giugno 2009, del 4,27%, portando a 19.678 le imprese “in rosa” registrate a fine giugno 2009; a livello percentuale le imprese femminili rappresentano quindi il 20,95% del totale delle imprese registrate (si veda il grafico seguente), dato in linea con quello regionale. Si tratta di aziende spesso di piccola-piccolissima dimensione, attive soprattutto nel commercio, nelle attività immobiliari, nel settore manifatturiero, nei servizi sociali e personali, nella ristorazione e nell’agricoltura.

Le caratteristiche della presenza femminile nel contesto imprenditoriale bergamasco emergono dall’analisi dei dati statistici relativi alla forma giuridica, ai settori di attività e alla suddivisione, tra uomini e donne, delle cariche sociali nelle imprese.
Per quanto riguarda la forma giuridica scelta dalle imprese bergamasche “in rosa”, i dati aggiornati al 31/12/2008 evidenziano che, su un totale di 19.030 imprese registrate, la forma giuridica preferita dalle donne imprenditrici è quella della ditta individuale (9.914 unità), seguita dalla società di persone (scelta da 5.304 imprese), dalla società di capitali (3.562 unità) e da altre forme giuridiche (250 unità). La scelta della ditta individuale da parte delle donne a capo di un’impresa rappresenta dunque oltre il 52% del totale, come emerge dal grafico seguente.
Sul fronte dei settori d’attività, con riferimento ai dati di fine 2008 sul totale delle imprese attive (17.481 unità), la maggioranza delle aziende femminili di Bergamo operava nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio di beni per la persona e per la casa (4.817 unità), delle attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca (2.969 imprese), dei servizi pubblici, sociali e personali (2.396 unità), nel campo delle attività manifatturiere (2.411 unità), nel settore alberghiero e della ristorazione (1.505 aziende) e in quello dell’agricoltura (1.369 unità).
La tabella seguente fornisce un quadro complessivo dei settori d’attività in cui sono attive le aziende “al femminile” bergamasche.
Provincia di Bergamo. Sedi di imprese femminili registrate e attive per settore di attività -
Dati al 31/12/2008
|
Registrate |
Attive |
A Agricoltura, caccia e silvicoltura |
1.375 |
1.369 |
B Pesca,piscicoltura e servizi connessi |
1 |
1 |
C Estrazione di minerali |
12 |
9 |
D Attivita' manifatturiere |
2.557 |
2.411 |
E Prod.e distrib.energ.elettr.,gas e acqua |
5 |
5 |
F Costruzioni |
982 |
888 |
G Comm.ingr.e dett.-rip.beni pers.e per la casa |
4.968 |
4.817 |
H Alberghi e ristoranti |
1.589 |
1.505 |
I Trasporti,magazzinaggio e comunicaz. |
388 |
365 |
J Intermediaz.monetaria e finanziaria |
431 |
421 |
K Attiv.immob.,noleggio,informat.,ricerca |
3.093 |
2.969 |
L Pubbl.amm.e difesa;assic.sociale obbligatoria |
0 |
0 |
M Istruzione |
66 |
64 |
N Sanita' e altri servizi sociali |
169 |
165 |
O Altri servizi pubblici,sociali e personali |
2.425 |
2.396 |
X Imprese non classificate |
969 |
96 |
Il seguente grafico evidenzia invece i principali settori di attività in cui operavano le aziende “in rosa” e le relative percentuali d’incisione sul totale.

Per quanto riguarda la distribuzione delle cariche sociali, in tutte le categorie (titolare, socio, amministratore e altre cariche), si nota una prevalenza degli uomini sulle donne. Come emerge dalla tabella sottostante, gli uomini coinvolti nella gestione delle imprese bergamasche attive a fine marzo 2009 sono quasi 108.000, mentre il valore relativo alle donne si ferma a circa 34.500.
Provincia di Bergamo: distribuzione delle cariche sociali nelle imprese attive per sesso -
Dati al 31.03.2009
Cariche sociali |
Titolare |
Socio |
Amministratore |
Altre cariche |
Totale |
Uomini |
38.099 |
8.684 |
48.457 |
12.559 |
107.799 |
Donne |
9.732 |
6.796 |
15.409 |
2.526 |
34.463 |
Totale |
47.831 |
15.480 |
63.866 |
15.085 |
142.262 |
Il grafico che segue mostra visivamente la distribuzione delle diverse cariche distribuite fra uomini e donne. Le differenze minori fra uomini e donne si registrano nel caso dei soci di impresa (il 56% è costituito da uomini, mentre il 44% da donne); negli altri casi, invece, le differenze sono più marcate: 76% di uomini e 24% di donne fra gli amministratori, 80% di uomini e 20% di donne fra i titolari, 83% di uomini e 17% di donne nelle altre cariche.

Sul fronte dell’artigianato femminile, i dati relativi alle iscrizioni degli artigiani all’Inps mostrano che, sulle 29.060 imprese attive in Lombardia con titolare femminile, 3.313 unità hanno sede a Bergamo, provincia che si colloca al terzo posto dopo Milano e Brescia.
Il grafico seguente mostra la ripartizione delle imprese artigiane femminili nelle diverse province lombarde a livello numerico e percentuale sul totale delle imprese artigiane attive.


In particolare, nel territorio orobico, ad essere guidato da donne è soltanto il 13,0% delle imprese artigiane, contro una media regionale del 14,2% (si vedano i grafici seguenti). Fra le province in cui si nota la percentuale più forte di donne titolari di imprese artigiane ci sono Varese (15,7%), Mantova (15,5%) e Pavia (15,1%).


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